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Sir Arthur Conan Doyle, l'investigatore

Il creatore di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle, ha aiutato in diversi casi degli uomini erroneamente condannati ad uscire di prigione, risolvendo casi già chiusi.

Pubblicato il 15/05/2020 alle 21:00
Fonte: SmithsonianMag, Wikipedia inglese (link alla fonte principale)
Molti di noi conoscono Sir Arthur Conan Doyle come l'autore e creatore di Shelock Holmes, uno degli investigatori di fantasia più celebri di sempre. Pochi sanno che Doyle, grande amante del metodo ipotetico-deduttivo, era a sua volta un detective niente male.
Doyle aveva un hobby decisamente curioso: applicare le tecniche dell'investigatore uscito dalla sua penna per risolvere casi di cronaca nera contemporanea.
Un caso particolarmente conosciuto riguardò l'omicidio di una donna anziana chiamata Marion Gilchrist, una 82enne che viveva da sola nel quartiere benestante di West Princes Street, a Glasgow.
La sera del 21 dicembre 1908 qualcuno aggredì la donna a casa sua, picchiandola a morte. La domestica la trovò appena rincasò, trovando vari documenti sparpagliati per terra e una spilla di diamante che mancava. Non c'erano segni di forzatura alle porte, e la polizia avanzò l'ipotesi che la vittima conoscesse l'assalitore. In cinque giorni si arrivò ad identificare un sospetto: un truffatore di nome Oscar Slater, che aveva cercato di recente di vendere la ricevuta di un banco di pegni per una spilla di diamante, prima di saltare su una nave per gli Stati Uniti. L'uomo viveva vicino alla donna e la cameriera ricordò di averlo visto correre via dalla casa di Gilchrist, la notte dell'omicidio.
Slater venne processato in Scozia, e nel 1909 venne condannato a morte. Il verdetto generò una certa indignazione, e gli avvocati dell'uomo riuscirono, avviando una petizione, a far commutare la sentenza. Ma Slater sembrava dover passare tutta la vita in carcere.
Il caso aveva avuto una certa eco e Doyle se ne interessò, avendo la sensazione che Slater non fosse il ver colpevole. Iniziò a riesaminare i fatti utilizzando gli stessi metodi che avrebbe impiegato Sherlock. L'accusa aveva lasciato alcuni buchi. La spilla di diamanti che Slater aveva impegnato sembrava appartenere ad una sua amica, e giravano voci che la domestica della vittima fosse stata istruita dalla polizia nelle sue risposte.
Intervistando nuovi testimoni, Doyle raccolse alcuni fatti interessati e pubblicò le sue scoperte, ma non fu sufficiente a riaprire il caso.
Fu soltanto sette anni dopo che la vedova di un ufficiale della polizia di Glasgow lo aiutò a risolvere il caso. Suo marito aveva tenuto dei documenti che rilevavano che altri ufficiali avevano nascosto delle prove circa dei sospettati nella famiglia Gilchrist. Un giornalista pubblicò un nuovo pezzo riguardo all'interesse di Doyle sulla vicenda, e alle sue scoperte. Alla fine, grazie alla sua influenza, il caso venne riaperto e Slater venne rilasciato nel 1927. L'identità del vero assassino, però, è rimasta sempre un mistero.
Il caso Gilchrist non fu il primo per Doyle. Già nel 1906 aveva aiutato un avvocato, chiamato George Edalji, di origini indiane per metà, accusato di spedire lettere minatorie e di torturare gli animali. Benché i casi di mutilazione degli animali fossero continuati dopo l'arresto di Edalji, la polizia era comunque convinta della sua colpevolezza. Doyle riuscì a scagionare l'uomo.

Conan Doyle
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