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Durante il proibizionismo, le confezioni di succo d'uva "avvisavano" del pericolo che si trasformasse in vino

Durante il proibizionismo, i produttori di vino in America inventavano un sacco di modi furbi per aggirare la legge. Dal momento che il succo d'uva era ancora legale, iniziarono a vendere succo d'uva concentrato, sotto forma di "mattoni d'uva" essiccata, con un "avvertimento" che spiegava letteralmente come trasformarlo in vino. Uno degli avvertimenti recitava: "Dopo aver dissolto il mattone in un gallone d'acqua, non tenere il liquido in una contenitore dentro ad un armadio per venti giorni, perché altrimenti diventerà vino".

Pubblicato il 15/04/2021
Fonte: SmithsonianMag, Wikipedia inglese (link alla fonte principale)

Negli Stati Uniti, il Proibizionismo vietò la produzione, l'importazione, il trasporto e la vendita di bevande alcoliche di ogni tipo. Rimase in vigore dal 1920 al 1933, portando a numerose conseguenze sociali ed economiche. Sostenuto soprattutto dai protestanti pietisti, l'obiettivo del Proibizionismo era quello di "curare" quella che vedevano come una società malata, assediata da problemi legati all'alcol: alcolismo, violenza in famiglia e corruzione politica nata nei saloon. Abbiamo già parlato, d'altro canto, di come nel XIX secolo gli americani bevessero, in media, 1,7 bottiglie di whiskey alla settimana. Chi supportava il proibizionismo era detto "dry" ("asciutto"), e la presentava come una battaglia per la morale e la salute pubblica.

In quel periodo, nacquero tantissimi speakeasies, strutture illecite che vendevano alcolici sfidando la legge. Il nome "speakeasy" deriva dalla frase "speak softly" ("parla piano"), con cui venivano chiamati negozi illeciti già in Gran Bretagna nel XIX secolo. Gli speakeasies, benché illegali, erano numerosi e popolari durante gli anni del Proibizionismo. Alcuni venivano aperti dal crimine organizzato. La polizia e gli agenti del "Bureau of Prohibition" compivano continui blitz, arrestando i proprietari. Tuttavia, erano così redditizi che continuavano a spuntare come funghi, e ben presto entrarono a far parte della cultura americana del tempo.

Nel 1925, a New York c'erano quasi 8 milioni di abitanti e centinaia di migliaia di speakeasies. In pratica, secondo quanto afferma lo Smithsonian, c'era uno speakeasy ogni 78 persone.

C'erano però altri modi per aggirare la legge, specialmente per quanto riguardava la vendita di vino, che era permessa soltanto per motivi religiosi. Ma durante il Proibizionismo, l'industria vinicola della California non si fermò. Anzi, tra il 1920 e il 1933, la produzione di uva aumentò e coloro che "si fecero furbi" poterono aumentare i propri profitti.

Secondo la sezione 29 del Volstead Act (la legge che proibì l'alcol), infatti, prodotti non alcolici a base di uva potevano andare essere venduti. Invece di produrre e vendere vino, quindi, molte aziende iniziarono a vendere succo d'uva, oppure "mattoni" di uva essiccata. C'erano "avvisi" sul fatto che l'uva poteva fermentare se lasciata in un contenitore (jug) per un determinato periodo di tempo, e che i tappi di sughero non erano necessari con le bevande non alcoliche (e quindi: usate tappi di sughero).

La Vine Glo vendeva "mattoni d'uva" con un avviso specifico che, di fatto, spiegava alle persone come ottenere vino. Sul packaging c'era la scritta: "Dopo aver dissolto il mattone in un gallone d'acqua, non tenere il liquido in una contenitore dentro ad un armadio per venti giorni, perché altrimenti diventerà vino".

Sulla confezione mattone d'uva del Vino Sano veniva spiegato come 'evitare il rischio' che si trasformasse in vino
Sulla confezione mattone d'uva del Vino Sano veniva spiegato come 'evitare il rischio' che si trasformasse in vino
La pubblicità del Vine Glo sul Chicago Tribune
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