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Il miracolo dei neonati che sopravvissero al terribile terremoto di Città del Messico nel 1985

Nel 1985, quando un terremoto di magnitudo 8,1 colpì Città del Messico, quasi tutti i neonati sopravvissero al collasso di un ospedale. Conosciuti come i "bimbi del miracolo", i piccoli resistettero dai 4 ai 7 giorni senza nutrimento, acqua e contatto umano.

Pubblicato il 26/04/2021

Il 19 settembre del 1985, alle 7 e 17 di mattina, un terribile terremoto colpì Città del Messico. La terra tremò così violentemente che venne registrata una scassa di magnitudo 8,1 sulla Scala Richter. La scossa durò dai tre ai cinque minuti, ma sembrò eterna a chi si trovava in città in quel momento.

Centinaia di edifici collassarono. Oltre 10.000 persone persero la vita e altre centinaia di migliaia furono ferite o persero la casa. Dopo la scossa, migliaia di residenti si sono dati da fare per salvare eventuali superstiti rimasti sepolti sotto le macerie. Mattone dopo mattone, moltissime persone scavavano in cerca di sopravvissuti, e ogni tanto si udiva un grido: "Silencio!". Tutti, allora, si fermavano, in ascolto, sperando di udire il suono di un superstite sotto le macerie.

Il General Hospital di Città del Messico crollato durante il terremoto del 1985
Il General Hospital di Città del Messico crollato // Wikimedia // PD

Più passavano i giorni, però, e più diminuivano le probabilità di trovare persone vive. A un tratto, però, ci fu un miracolo. Nel cuore della notte, sei giorni dopo la scossa, uno dei lavoratori sentì un pianto nei pressi di quello che era stato l'Ospedale Juarez, nel cuore della capitale. Era una bambina: in pochi minuti la piccola Elvira Rosas, che aveva soltanto sei giorni di vita, venne estratta dalle macerie. Era nata pochi minuti prima della scossa. In qualche modo era sopravvissuta.

Questo evento, che accese una fiammella di speranza nel cuore dei soccorritori, era soltanto l'inizio di quello che molti hanno definito un vero e proprio miracolo. Un'ora e mezza dopo venne salvato un altro neonato, di appena 8 giorni.

Il 28 settembre, il Chicago Tribune riportava che almeno sei bimbi erano stati salvati. Benché tutti fossero stati intrappolati per diversi giorni, o addirittura per una settimana intera, essi riportavano soltanto ferite minori. Secondo altre fonti (successive), i bambini sopravvissuti sarebbero stati addirittura più di dieci.

I giornali messicani iniziarono a chiamarli "neonati del miracolo", e i dottori iniziarono a chiedersi come questo evento fosse possibile. Secondo il Dr. Rolando Cuevas Uribe, una delle ragioni sarebbe la grandissima quantità di liquidi presente nei corpi dei neonati alla nascita. "Un neonato è più acqua che altro" ha detto la dottoressa Alys Mae Holden, pediatra di Città del Messico. "È davvero poco più che una palla d'acqua". A quanto pare, un bambino senza cibo, e con possibilità di movimento ristretta, consumerebbe 50 calorie al giorno, corrispondenti a una perdita di fluidi estremamente contenuta (meno di 100 grammi).

Cuevas ha argomentato che probabilmente i bambini erano addormentati per la maggior parte del tempo, o in uno "stato di semi-ibernazione". In questo stato, "la respirazione sarebbe ridotta al minimo, e questo permetterebbe di conservare energia e forza".

Una parte della risposta, secondo Holden, risiede dunque nel fatto che un bambino a digiuno non perde quasi nulla. Il resto, però, è un miracolo. Curiosamente, tutti gli infanti rimasti per giorni senza cibo, acqua e calore umano persero lo stesso, esatto ammontare di peso.

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