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I soldati le cui ferite brillarono nella notte

Durante la Guerra di Secessione americana, dopo la Battaglia di Shiloh, molti soldati si salvarono grazie ad uno strano fenomeno conosciuto come "L'aura dell'Angelo" (Angel's Glow). I soldati feriti, lasciati nel fango e sotto la pioggia per due giorni, notarono che le loro ferite brillavano al buio, e guarirono più velocemente del normale. Nel 2001, circa 140 anni dopo la guerra, è stato scoperto che il fenomeno venne causato da un batterio chiamato Photorhabdus luminescens, che non solo aveva prodotto la luce, ma aveva anche "pulito" le ferite uccidendo altri batteri che avrebbero potuto infettare i soldati.

Pubblicato il 01/11/2020
Fonte: Mental Floss, Wikipedia inglese (link alla fonte principale)
Era la primavera del 1862 quando, negli USA, si combatté una delle più cruente e delle più famose battaglie della Guerra di Secessione. Conosciuta come la battaglia di Shiloh (dalla località che fu teatro dello scontro), il nome cela una triste ironia visto che in ebraico significa "posto di pace".
La Guerra era già iniziata da un anno. Il Generale Ulysses S. Grant era penetrato, insieme alle truppe, già in profondo nel territorio Confederato, percorrendo il Tennessee River.
La mattina del 6 aprile, nel Mississipi, le truppe Confederate lanciarono un attacco a sorpresa contro le truppe di Grant.
La battaglia durò tutto il giorno e continuò quando scese la notte. La mattina successiva arrivarono dall'Ohio dei grossi rinforzi per l'Unione, e le truppe di Grant a quel punto superavano quelle nemiche di oltre 10000 unità.
Alla fine i sudisti capirono di non avere speranze e si ritirarono a Corinth.

La battaglia di Shiloh

L'aura dell'Angelo (Angel's Glow)



La battaglia di Shiloh lasciò oltre 16.000 soldati feriti, e causò 3.000 vittime. I medici, sia quelli dell'una sia quelli dell'altra fazione, non erano preparati per questa carneficina. Le ferite inferte da proiettili e baionette erano già gravi da sole, ma bisogna considerare anche che era un'epoca in cui ancora non esistevano le risorse sfruttate oggi per curare le infezioni. Le ferite contaminate da schegge o sporcizia diventavano rifugi caldi e umidi per i batteri, che potevano banchettare sui tessuti danneggiati. Dopo mesi di marcia e di scarsa alimentazione, i sistemi immunitari dei soldati erano indeboliti ed era ancora più dififcile contrastare le infezioni. Ai medici mancano le basi per comprendere le infezioni: la teoria dei germi era ancora lontana e ancor di più lo erano gli antibiotici.
Alcuni dei soldati di Shiloh rimasero nel fango per due interi giorni di pioggia, aspettando il loro turno per essere visitati dai medici. Quando scesero le tenere della prima notte, però, alcuni di loro notarono qualcosa di davvero strano: le loro ferite luccicavano, irradiando una tenue luce nell'oscuro campo di battaglia. Ancora più strano fu che, quando le truppe vennero infine spostate negli ospedali da campo, quelli con le ferite luccicanti mostrarono un tasso di sopravvivenza più alto, e le loro ferite guarirono più rapidamente. L'effetto protettivo e l'aspetto magico della luce portò a soprannominarla "Aura dell'Angelo" (Angel's Glow).

I batteri Photorhabdus luminescens e l'intuizione del 17enne Bill Martin



Nel 2001, quasi 140 anni dopo la battaglia, il 17enne Bill Martin stava visitando Shiloh con la famiglia. Quando gli fu raccontata la storia delle ferite "illuminate", egli si rivolse a sua madre, microbiologa all'USDA Agricultural Research Service che aveva studiato dei batteri bioluminescenti che vivono nel terreno. Le chiese "Ma non potrebbero essere stati loro la causa delle ferite luminescenti?". Da scienziata, ella rispose "Beh, puoi fare un esperimento e scoprirlo!"
E Bill seguì il consiglio.
Insieme a un amico, Jon Curtis, fece qualche ricerca sul batterio e sulle condizioni durante la battaglia di Shiloh. Impararono che il Photorhabdus luminescens, il batterio luminescente che la mamma di Bill aveva studiato, vive nelle viscere di alcuni parassiti chiamati nematodi. I due vivono in un'interessante simbiosi, accompagnandosi lungo un particolare ciclo di vita.
I nematodi cercano larve di insetti nel terreno o sulle piante. Si infilano nei loro corpi come parassiti e riversano i Photorhabdus luminescens nei vasi sanguigni dell'ospite. Il batterio, bioluminescente e con una luce vagamente blu, produce una serie di tossine che uccidono l'insetto ospite ma anche gli altri microorganismi contenuti nel suo corpo. Questo permette al Photorhabdus luminescens e al suo amico nematode di banchettare sul corpo dell'insetto senza venir disturbati da nessuno. Quando il corpo dell'insetto si svuota, il nematode ingerisce nuovamente i batteri, per potersi recare insieme alla ricerca di un nuovo ospite su cui banchettare.
Bill e Jon studiarono i resoconti della battaglia, e si resero conto che sia il meteo sia le condizioni del suolo erano adatte per ospitare il batterio e per il nematode. Un loro esperimento dimostrò che i batteri non avrebbero però potuto sopravvivere alla temperatura del corpo umano, e per loro le ferite dei soldati erano dunque ambienti poco ospitali. In quella stagione e in quel luogo, però, di notte le temperature scendono notevolmente. I soldati, lasciati sotto la pioggia, erano andati in ipotermia, e la loro temperatura corporea era diventata molto più favorevole al P. luminescens. I ragazzi conclusero che batteri e nematodi entrarono nelle ferite dei soldati dal terreno, e che i componenti chimici rilasciati dal batterio uccisero altri patogeni che avrebbero potuto infettare le ferite.
P. luminescens, così come il nematode a lui associato, non è particolarmente infettivo per gli umani, e una volta recuperate le normali temperature corporee fu facile per i soldati liberarsene.
Bisogna però specificare che non è certo l'antibiotico per eccellenza, visto che in alcuni casi possono causare l'insorgenza di brutte ulcere.
In ogni caso i soldati non avrebbero certo dovuto ringraziare gli angeli, ma qualcosa di molto, molto più piccolo.


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