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Nel 1508 la cittadina di Autun denunciò i suoi topi: le storie dei processi agli animali nel Medioevo

Nel 1508 la cittadina di Autun, Francia, decise di denunciare i topi per aver divorato i raccolti d'orzo. L'avvocato che rappresentò i topi argomentò che la convocazione da parte della corte non era abbastanza specifica per i suoi clienti, e che la popolazione di gatti di Autun rendeva pericolosa ai topi la presenza in aula. Gli imputati vennero assolti.

Pubblicato il 25/02/2020 alle 15:42
Fonte: Wired, AtlasObscura (link alla fonte principale)

Lo sappiamo tutti: durante il medioevo (e anche per qualche secolo dopo) la giustizia e la legge, in Europa, erano decisamente differenti da quelle che conosciamo oggi. Ci sono però alcuni dettagli che non tutti potrebbero conoscere. Uno dei più curiosi è che era possibile portare gli animali in tribunale, se veniva considerato necessario.
Non ci sono evidenze incontrovertibili di questa cosa, ma ne parlano molti autori.
In particolare, questi bizzarri processi avvenivano tra il XIII e il XVIII secolo. Oggi, nella maggior parte dei sistemi giudiziari, le entità non-umane non possono essere perseguite, in quanto difettano della necessaria abilità morale (moral agency) per essere ritenuti colpevoli delle loro azioni.
Discorsi filosofici a parte, possiamo affermare che, specialmente nel Basso Medioevo e per qualche tempo dopo, è molto probabile che maiali, mucche e cavalli furono portati in tribunale, davanti a dei giudici.
Riguardo all'effettiva presenza di questo tipo di imputato in tribunale, c'è una distinzione fatta da E. P. Evans nel trattato "The Criminal Prosecution and Capito Punishment of Animals" (L'Azione giudiziaria e la pena capitale degli animali), pubblicato nel 1906. Evans distingueva tra due tipi di processi agli animali: Thierstrafen e Thierprocesse.
Il primo termine indicava le sentenze capitali inflitte dai tribunali secolari a maiali e altri grossi animali domestici, come punizione per un omicidio. Il secondo termine, invece, indicava i procedimenti istituiti da tribunali ecclesiastici contro topi, ratti, locuste e scarabei, per azioni infestanti. In questo caso la punizione fisica era difficile, ma secondo i tribunali un esorcismo o un anatema (l'equivalente della scomunica per gli animali) erano abbastanza per risolvere il problema.
È proprio di questa seconda tipologia uno dei processi più famosi, risalente al XVI secolo, e per la precisione al 1508. La cittadina di Autun, in Francia, denunciò i propri topi per aver "mangiato fellonemente e distrutto tutto il raccolto di orzo" della provincia.
L'avvocato difensore, Bartholomew de Chassenée, argomentò con decisione che era impossibile convocare tutti i suoi clienti davanti al giudice, e che dovevano essere giustificati "per via della lunghezza e della difficoltà del viaggio, e dei seri pericoli sulla strada, causati dalla vigilanza instancabile dei loro nemici mortali, i gatti, che seguono tutti i loro movimenti e li aspettano dietro ogni angolo".
Bisogna puntualizzare che Chassenée era davvero convinto che l'anatema potesse nuocere ai suoi clienti, e la passione che mise nella difesa era forse autentica.

Non ci sono documenti ufficiali sul risultato del processo, purtroppo, ma se la sentenza era un anatema possiamo star certi che i topi di Autun ebbero vita lunga. In ogni caso alcuni dicono che i topi vennero addirittura assolti, grazie ai cavalli e all'astuzia dell'avvocato.


Processo a maiali a Lavegny
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