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Nellie Bly, la giornalista investigativa del XIX secolo che si finse malata per denunciare i maltrattamenti nei manicomi

Nellie Bly era un'impavida giornalista investigativa del XIX secolo. Finse di essere malata di mente per farsi ammettere in un manicomio, dove ricevette diagnosi errate e subì abusi e molestie. La sua indagine costrinse NYC a riformare gli istituti. Tra le altre cose, Nellie Bly fece il giro del mondo in 72 giorno per imitare il protagonista dell'opera di Verne, guidò un'attività industriale di lavorazione del ferro e inventò un nuovo tipo di barile d'acciaio per il latte. Il tutto prima di compiere 40 anni.

Pubblicato il 06/10/2019 alle 16:22
Fonte: Pbs, Wikipedia inglese (link alla fonte principale)
Nata con il nome di Elizabeth Cochrane Seaman, ma conosciuta con lo pseudonimo Nellie Bly, fu forse la prima giornalista investigativa americana.
Nellie Bly nacque nel 1864 a Cochran’s Mills, in Pennsylvania, poco fuori Pittsburgh.
Quando aveva 16 anni, la famiglia si trasferì a Pittsburgh. Fu proprio sul giornale della città, il Pittsburgh Dispatch, che la giovane Cochrane trovò il primo impiego, ma anche la propria nuova identità.

Nellie Bly come voce delle donne sul Pittsburgh Dispatch



Sul Pittsburgh Dispatch c'era una colonna intitolata "What Girls Are Good For" ("In cosa sono brave le donne"). I contenuti erano fortemente sessisti: si affermava che le ragazze servissero principalmente per far nascere i bambini e per tenere la casa. Elizabeth rimase shockata, e decise di scrivere una risposta con lo pseudonimo "Lonely Orphan Girl" (Ragazza Orfana e Sola). L'editore, George Madden, rimase colpito dalla sua passione e mise un annuncio chiedendo all'autore della lettera di farsi vivo. Quando Cochrane andò a presentarsi, lui le offrì l'opportunità di scrivere un pezzo per il giornale, sempre sotto pseudonimo.
Così, la ragazza scrisse il primo pezzo per il Dispatch, intitolato "The Girl Puzzle": parlava dell'effetto del divorzio sulle donne e si schierava per una riforma delle leggi sul divorzio.
L'editore rimase nuovamente impressionato dalle capacità della Cochrane, e le offrì un lavoro a tempo pieno. Di solito, quando una donna scriveva articoli per i giornali, si firmava con uno pseudonimo. Per la ragazza si scelse "Nellie Bly": il nome era preso da quello di una canzone omonima di Stephen Foster, anche se ci fu un errore di spelling (l'originale era "Nelly Bly").

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Nella sua rubrica, Nellie Bly raccontò le vite delle donne lavoratrici, iniziando una serie di investigazioni sulle condizioni delle donne nelle fabbriche. Le sue denunce attirarono sul giornale le proteste dei proprietari delle fabbriche, e lei venne riassegnata alla sezione sulla moda e sul giardinaggio. Insoddisfatta, decise di intraprendere un viaggio per il Messico, dove rimase sei mesi per raccontare le vite delle persone del luogo. Aveva solo 21 anni, ma era determinata a "fare qualcosa che nessuna donna ha mai fatto prima".
Fu costretta a rientrare negli USA quando le autorità messicane la minacciarono a causa delle sue proteste contro l'arresto di un giornalista messicano.

Nellie Bly a 21 anni in Messico
Nellie Bly a 21 anni in Messico


Tornata nel suo paese, passarono pochi mesi prima che, di nuovo insoddisfatta, decidesse di lanciarsi all'avventura verso New York.


Il libro-denuncia sulle condizioni dei manicomi



Il motivo per cui Nellie Bly è famosa e celebrata tra gli storici della medicina e della psicologia risiede proprio nel suo "capolavoro" investigativo newyorkese.
A New York, infatti, ricevette una missione speciale dal quotidiano New York World (pubblicato tra il 1860 e il 1931, e ai tempi di proprietà del celebre Joseph Pulitzer). Gli editori, impressionati dalla donna, le chiesero di farsi internare in uno dei manicomi di New York, con l'obiettivo di scrivere un report schietto e onesto delle condizioni dei pazienti.
Farsi ammettere in uno dei manicomi fu piuttosto facile per Nellie Bly, anche se né lei né gli editori avevano idea di come poi farla rilasciare.

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Dopo aver preso, sotto falso nome, una stanza in una pensione temporanea per donne, Nellie iniziò ad imitare il comportamento residenti che le sembrano meno sane di mente. La matrona della pensione chiamò i poliziotti, che la scortarono in centrale. Un giudice impaziente, un certo Duffy, la dichiarò senza esitazione malata di mente e la confinò nel manicomio al Bellevue Hospital. Da lì, qualche giorno dopo venne portata, insieme a molte altre donne, a Blackwell’s Island. "Un posto insano", le disse l'autista dell'ambulanza, "da cui non si esce più".

La vignetta di uno psichiatra mentre esamina la giornalista
La vignetta di uno psichiatra mentre esamina la giornalista


Nellie Bly prese meticolosamente nota delle sue esperienze, e quelle delle altre prigioniere. Secondo le sue note, 16 dottori erano assegnati a 1600 prigioniere. "A parte due di loro" scrisse lei "Nessuno prestò mai attenzione alle pazienti".
La giornalista mise anche in discussione la capacità del giudice di analizzare la sanità mentale di una donna "semplicemente augurandole buongiorno e rifiutano di ascoltare la sua versione dei fatti. Tutti sanno che è inutile dire qualsiasi cosa, perché la risposta sarà che si stanno immaginando tutto".
Tra l'altro, riportò Nellie Bly, c'era una scarsissima sensibilità alle differenze culturali e alle barriere linguistiche. Le donne immigrate, che parlavano poco o per nulla l'inglese, subivano maltrattamenti e abusi, tra cui obbligo di fare bagni gelati e il confinamento in stanze piccole, umide e infestate di animaletti.

Dopo qualche giorno a Blackwell's Island, Bly smise di fingersi malata e cercò di presentarsi nel suo stato mentale solito. Ma fu tutto inutile: il New York World dovette mandare un procuratore per ottenere il suo rilasciato.
Già due giorni dopo, il 9 ottobre del 1887, il giornale pubblicò la prima parte della storia: "Behind Asylum Bars" (Dietro le Sbarre del Manicomonio). Bly divenne all'improvviso una celebrità. Gli psichiatri che l'avevano giudicata malata si scusarono, ma i racconti dei maltrattamenti fecero il giro di tutta la nazione.
Il governo di New York City decise di stanziare più denaro per la cura dei malati di mente di Blackwell's Island, e venne creato un grand jury per investigare gli abusi. Un mese dopo la pubblicazione del primo articolo, i problemi più critici del luogo erano un po' migliorati: tra le altre cose, vennero riviste le condizioni sanitarie e i pasti, e vennero assunti dei traduttori per le immigrate, alcune delle quali non erano neanche per davvero malate ma semplicemente incapaci di comunicare. Inoltre, gli infermieri e i medici che perpetravano maltrattamenti vennero licenziali e sostituiti.
In seguito, Nellie Bly pubblicò le sue indagini in un libro: "Ten Days in a Mad-House", un libro che rimane oggi un classico per la psichiatria, nonché un avvertimento sul rischio di trattamenti disumani dei malati.

Nellie Bly e il giro del mondo in 72 giorni



Le sorprese che troviamo nella vita di Nellie Bly non si esauriscono con l'avventura a Blackwell's Island.
Nel 1889, infatti, la giornalista decise di intraprendere un viaggio intorno al mondo, ispirata dal libro di Jules Verne "Il giro del mondo in 80 giorni". Salì dunque sul battello Augusta Victoria, portando con sé il vestito che stava indossando, un cappotto, della biancheria e una piccola valigia per i cosmetici.

Nellie in partenza per il viaggio intorno al mondo


Il Cosmopolitan, sempre di New York, decise di mandare una propria reporter, Elizabeth Bisland, per cercare di battere Nellie Bly sul tempo, viaggiando però nella direzione opposta intorno al mondo.
Bisland riuscì a partire lo stesso giorno di Bly. Quest'ultima, tuttavia, venne a sapere della sfida soltanto quando era ad Hong Kong, e non se ne interessò: "Se qualcun altro vuole fare il viaggio in meno tempo, è affar loro".
Per aumentare l'interesse del pubblico nella cosa, il New York World organizzò la "Nellie Bly Guessing Match". Proprio come nella storia de Il Giro del Mondo in 80 Giorni, i lettori potevano fare scommesse stimando quale sarebbe stato l'esatto momento di ritorno della giornalista.
Durante il giro del mondo, Bly passò per l'Inghilterra e la Francia, ove incontrò Jules Verne ad Amiens. Visitò Brindisi, il Canale di Suez, il Ceylon, Singapore, Hong Kong e il Giappone. Le nuove tecnologie, come il telegrafo elettrico, le permisero di raccontare il viaggio quasi in tempo reale.
Dopo la traversata Pacifica, arrivò a San Francisco due giorni in anticipo. Pulitzer predispose un treno privato per riportare a New York, dove arrivò 72 giorni dopo la partenza, battendo la rivale di Cosmopolitan di quattro giorni.


Nellie Bly come inventrice, imprenditrice e suffragetta



Nel 1895, a 31 anni, Nellie Bly sposò il milionario Robert Seaman, imprenditore nella manifattura del ferro e capo dell'azienda Iron Clad Manufacturing Co.
Quando suo marito si ammalò, Nellie lasciò il giornalismo e prese il suo posto alla guida dell'azienda, che produceva, tra le altre cose, contenitori di alluminio per il latte.
Qualche anno dopo Bly registrò un brevetto per un nuovo modello di contenitore per il latte. Per un po', la donna fu una delle più grandi donne imprenditrici degli Stati Uniti.
Tuttavia, a causa di alcune sue negligenze e dell'appropriazione indebita da parte di un manager, l'impresa dichiarò bancarotta.
Nellie tornò alla sua occupazione originaria, diventando una delle prime straniere a visitare le zone di guerra tra Serbia e Austria durante la prima guerra mondiale.
Nel 1913, inoltre, fu araldo della Parata delle Suffragette del 1913. Riportò l'evento in un articolo, un po' provocatorio, intitolato "Suffragists Are Men's Superiors".

Nellie Bly

(immagini di pubblico dominio via Wikimedia)
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