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"Il grande dittatore", il capolavoro di Charlie Chaplin su Hitler che Hollywood non voleva

Nel 1938 Charlie Chaplin iniziò a lavorare ad un film parodia su Hitler, "Il grande dittatore". Dovette finanziarlo completamente da solo perché gli studi di Hollywood non volevano irritare i tedeschi, con cui erano in relazioni commerciali. Il film è oggi considerato uno dei più grandi lavori di Charlie Chaplin.

Pubblicato il 26/06/2019 alle 21:12
Fonte: Vulture.com, Wikipedia inglese (link alla fonte principale)
"Il Grande Dittatore", film di Charlie Chaplin, venne rilasciato prima che gli Stati Uniti entrassero nella Seconda Guerra Mondiale, e prendeva di mira Adolf Hitler in una parodia che vedeva Chaplin interpretare sia il despota Adenoid Hynkel (la controparte di Hitler) sia un barbiere ebreo che, dopo anni in un ospedale militare, torna a casa solo per scoprire che il suo paese è diventato uno stato di polizia a lui ostile.

Come scrive Vulture.com, Hitler e Chaplin erano accomunati da una relazione particolare con l'introduzione del sonoro nei media visivi. Chaplin, infatti, era diventato famoso come attore di film muti, e dovette trovare – e ci riuscì – un modo per utilizza l'audio efficacemente. Hitler, invece, poté sfruttare questo mezzo per esercitare pienamente il suo nefasto carisma, soprattutto dal momento che la sua esagerata affettazione appariva quasi ridicola senza sonoro.
Ed è proprio su questo che giocò il film di Chaplin: la voce del dittatore è terrificante, anche se dice cose senza senso. Ma quando appare, con un gesticolare esagerato, l'effetto è più che altro comico. Il film non ridicolizza soltanto Hitler, ma esplora anche quegli elementi che lo resero così efficace e spaventoso.

Nel 1938, quando Chaplin annunciò di star lavorando a Il Grande Dittatore, Hollywood non si mostrò particolarmente entusiasta dell'idea. La situazione politica era ben più complicata di quanto non si potesse pensare. Gli studios volevano evitare di prendere parte agli eventi europei, e tantomeno suggerire di essere a favore di un intervento degli Stati Uniti. Ma a Hollywood c'erano anche diversi interessi economici con il mercato cinematografico tedesco. E c'era anche la preoccupazione di diventare il bersaglio di attacchi antisemitici se si fossero dimostrati troppo polemici con Hilter.
Era impensabile che gli studios usassero i propri film per cercare di influenzare l'opinione pubblica su Hitler, senza scatenare immediatamente accuse di star facendo gli interessi degli ebrei d'oltreoceano.

Chaplin aveva però il proprio studio e poté permettersi di auto-finanziare il film. Egli stesso, pur essendo determinato, aveva le sue preoccupazioni. Temeva che i gruppi pro-Nazi e gli anti-interventisti facessero censurare il film. Solo quando Franklin Delano Roosevelt assicurò che non sarebbe successo, Chaplin poté dedicarsi al progetto con la mente sgombra.
In ogni caso, il film non fu pronto per la distruzione prima di 600 giorni. E nel frattempo il panorama politico mondiale era cambiato nettamente.

Il Grande Dittatore ebbe una grande popolarità e divenne il film più di successo di Chaplin, dal punto di vista commerciale.
Va precisato, tuttavia, che nell'autobiografia del 1964 Chaplin disse che non avrebbe prodotto un film dai toni ironico-parodistici se all'epoca avesse saputo degli orrori dei campi di concentramento nazisti.


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