Homepage Popolari Wonews
Animali
Persone
Celebrità
Tecnologia
Scienze
Società
Storia
Cibo
Mondo
Piante
Serie tv e Cinema
Fatti di Cronaca Divertenti o Insoliti
Videogiochi
Seguici sui social
Un progetto di
WORLD OPEN NEWS

A quanta informazione siamo esposti in un solo giorno nel XXI secolo

Oggi, in una città Occidentale, la persona media è esposta, in un singolo giorno, allo stesso ammontare di informazioni a cui qualcuno del XV secolo era esposto nel corso dell'intera vita.

Pubblicato il 23/08/2020 alle 20:08
Fonte: BBC, New York Times (link alla fonte principale)
Negli ultimi decenni i cambiamenti nelle nostre società sono stati accelerati dall'avvento di nuove, prima impensabili tecnologie che hanno rivoluzionato il nostro modo di relazionarci con gli altri. La conseguenza è che l'essere umano vive in un mondo estremamente più "denso" di quello dei suoi antenati: siamo contornati da molte più persone, e da molte più informazioni.

Città affollate: le conseguenze del vivere vicini


Le città coprono soltanto il 3% della superficie del pianeta ma ospitano più della metà dei suoi abitanti. Le persone si trovano a stretto contatto e agiscono collettivamente come una sola forza dal punto di vista fisico, biologico e culturale. Nello stesso tempo, le comunicazioni e i trasporti ci permettono di operare su scala globale con molta maggiore semplicità rispetto ad un tempo.
Lo stile di vita della città attrae una grande quantità e una gran diversità di persone, favorendo il rimescolamento di culture, lingue e geni. Le città stanno a tutti gli effetti cambiando l'esser umano dal punto di vista genetico: un cambiamento che era iniziato con l'invenzione della bicicletta, secondo il genetista Steve Jones. La bicicletta incoraggiava il matrimonio tra persone provenienti da diverse città. Oggi, non solo i trasporti sono ulteriormente evoluti permettendo di "mischiarci" con persone ancora più lontane, ma l'urbanizzazione ha aumentato la possibilità di incontrare persone molto diverse direttamente dentro la città. Gli umani sono più simili tra loro, oggi, di quanto non siano mai stati negli ultimi 100.000 anni.



Le barriere tra diverse culture e popolazioni sono erose, anche se alcune rimangono in piedi. Arte, scienza e musica ne guadagnano. La concentrazione di persone nella città porta anche a maggiore tolleranza, meno comune in ambienti come i villaggi o tra altre specie. Nella metropoli ci si sente più liberi di praticare religioni diverse (o nessuna), di essere apertamente gay o di vivere secondo i propri canoni (qualsiasi essi siano). Il fatto che ci sia maggiore disponibilità di risorse aiuta sicuramente.


Città virtuali e flussi di informazione


Il XXI secolo ha però soprattutto portato gli individui a comunicare. L'età dell'informazione, o l'età della comunicazione, ha reso possibile per le persone comunicare immediatamente con compagnie, dipartimenti governativi, o anche semplicemente con migliaia di sconosciuti su internet, raccolti magari in comunità tematiche basate su un interesse in comune. Online si sono formate "città virtuali" incredibilmente potenti e senza limiti geografici, dove è facile trovare persone che la pensano come te (a volte troppo: si pensi all'effetto della camera dell'eco) o che, ancor meglio, condividono una passione e desiderano offrire e ricevere consigli.
Le informazioni disponili online sono uno strumento efficace nelle mani dei cittadini, che possono verificare l'operato di governi e compagnie molto più rapidamente che in passato. Gli algoritmi di ricerca sono sempre più raffinati e ci permettono di trovare con sempre maggior precisione quello che cerchiamo.
Queste città virtuali possono produrre dunque un effetto concreto sul mondo reale. Le discussioni iniziate nel mondo virtuale possono essere portate nelle camere di governo, sui media tradizionali, o addirittura nelle strade (basti pensare ai movimenti della Primavera Araba).

rete

Non siamo mai stati esposti a così tanta informazione quanto lo siamo ora. In un solo giorno, si stima, la persona media nella città occidentale è esposta a tante informazioni quanto una del XV secolo lo era nel corso di una vita intera.
Una delle conseguenze è che noi stessi produciamo dati*, e la nostra privacy deve essere sicuramente un argomento di discussione più di quanto non lo fosse qualche decennio fa.
In ogni caso, tornando all'informazione a cui siamo sottoposti, è stato calcolato che già nel 2008 l'americano medio è stato esposto a 3,6 zettabyte di informazione. Se non conoscete questo termine, che significa 1 miliardo di terabyte, vi sarà più semplice così: significa 34 gigabyte al giorno.
Ma da dove viene tutta questa informazione a cui siamo sottoposti? Semplice: da tutto. I 34 gigabyte a cui eravamo (erano, gli americani, ma si può supporre che per noi valesse più o meno la stessa cifra) esposti equivalgono a 100.000 parole. Parole che attraversavano i nostri occhi o le nostre orecchie ogni giorno, attraverso televisione, radio, Web, messaggi e videogame.
Un contadino del XV secolo, in una giornata passata da solo, poteva addirittura essere esposto a zero parole. Solo ai suoi pensieri. E chissà se erano diversi i pensieri di una persona esposta a così poca informazione nel corso della vita.



*Esiste una non trascurabile differenza tra dato e informazione.
Il dato è un "materiale grezzo" che deve essere processato per acquisire un significato e una utilità. L'informazione è un insieme di dati processati ed organizzati, presentati in un determinato contesto e utilizzabili dagli umani.
I dati sono unità individuali che non hanno un significato specifico, mentre le informazioni sono un gruppo di dati dotati di significati.
I dati non dipendono dalle informazioni, ma le informazioni dipendono dai dati.
I dati non sono stati ancora adattati ai bisogni specifici di un designer, mentre le informazioni vengono "ripulite" e possono servire a determinati scopi.



Non perderti neanche un articolo, seguici su Facebook!