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I medici dell'università di Stanford stanno sviluppando un "vaccino" per il cancro

Dei ricercatori alla Stanford University hanno annunciato che potrebbero essere sul punto di creare un “vaccino” per il cancro, che agisce velocemente e senza effetti collaterali. Nei test, sono riusciti a eliminare ogni traccia del cancro nei topi. Ora si stanno svolgendo i trial clinici con gli umani

Pubblicato il 27/01/2019 alle 21:03
Fonte: med.stanford.edu (link alla fonte principale)
Ronald Levy e Idit Sagiv-Barfi sono due ricercatori della divisione medica della prestigiosa Università di Stanford, in California.
I due medici, nel gennaio del 2018, hanno fatto un annuncio spettacolare: la loro ricerca ha individuato un possibile trattamento del cancro che prevede l’iniezione di due agenti immuno-stimolanti nel tumore. L’effetto del trattamento sarebbe quello di un vero e proprio “vaccino”, in grado di distruggere il cancro in tutto il corpo de paziente, in maniera incredibilmente mirata.

I ricercatori Ronald Levy e Idit Sagiv-Barfi
Steve Fisch // med.stanford.edu


Nelle ricerche sui topi, l’iniezione ha portato a eliminare ogni traccia del cancro nel corpo dell’animale, incluse metastasi distanti e non ancora trattate. E questo approccio funzionerebbe per molti tipi diversi di cancro, compresi quelli che sorgono spontaneamente.
I ricercatori credono che questa terapia possa essere non solo rapida e senza effetti collaterali, ma anche relativamente poco costosa.

Il dr. Levy ha dichiarato che, quando si usano i due agenti insieme, questi agiscono “da soli”, e non serve identificare bersagli specifici o attivare tutto il sistema immunitario.
Uno dei due agenti è già approvato per l’uso sugli umani, mentre l’altro è stato testato per l’uso in diversi trial clinici, a partire dal gennaio dell’anno scorso.
L’approccio si basa su una singola applicazione di piccolissime quantità dei due agenti, che sono in grado di stimolare le cellule immunitarie presenti soltanto nel tumore stesso.

Il rapporto tra il cancro e il sistema immunitario, di solito, è in “un limbo”, perché cellule come quelle T riconoscono le proteine abnormi presenti nei tumori e cercano di infiltrarsi per attaccarle. Ma mentre il tumore cresce, trova modi per sopprimerne l’attività.
Il metodo dei ricercatori di Stanford riattiva le cellule T direttamente nel sito del tumore.
Uno dei due agenti è chiamato oligonucleotide CpG, ed è in grado di amplificare l’espressione di un recettore, sulla superficie delle cellule T, chiamato OX40.
L’altro agente si lega all’OX40 e attiva la cellula T per “guidare l’attacco” contro le cellule nefaste.

Dal momento che la cura è iniettata direttamente nel tumore, solo le cellule T che sono al suo interno sono attivate. Questo le rende in grado di riconoscere e attaccare solo le proteine abnormi.
Queste cellule T poi lasciano il tumore originale per partire alla ricerca di altre cellule tumorali in tutto il corpo, e distruggerle.
Le ricerche sui topi hanno confermato la grande efficacia del trattamento.

In questo ultimo anno, i trial clinici sono partiti su pazienti con un certo tipo di linfoma. Se tutto va per il verso giusto, dice Levy, il trattamento potrà essere utile per molti tipi di tumori. In futuro, i medici inietteranno gli agenti prima di rimuovere chirurgicamente il timore, e questo permette di prevenire ricadute dovute a metastasi non identificate o a cellule tumorali rimaste indietro.

“Non penso ci sia un limite ai tipi di tumori che possiamo trattare, tra quelli in cui il sistema immunitario si infiltra”. Ha detto Levy, in una frase che porta nuova speranza all’umanità.

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