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Il “cigno nero”, per secoli metafora dell'inesistente

Il “cigno nero” è stato per secoli utilizzato dagli europei come metafora di qualcosa che non poteva esistere. L’usanza è cessata quando si è scoperto che, in Australia, esistevano effettivamente dei cigni neri

Pubblicato il 21/02/2019
Fonte: Wikipedia inglese (link alla fonte principale)
Nell’82 d.C. Giovenale scrisse “rara avis in terris nigroque simillima cygno” (uccello raro sulla terra, quasi come un cigno nero). Ciò, egli alludeva alla rarità della fedeltà coniugale, indicando come esempio positivo quella di Penelope, moglie Ulisse (peraltro leggendaria), che lo attese per vent’anni.
Parlando di cigno nero si intendeva qualcosa di non soltanto raro, ma a tutti gli effetti inesistente. La frase è penetrata in diversi linguaggio europei, come proverbio popolare, e il cigno nero è stato usato per 1500 anni come metafora di qualcosa di inesistente, che potesse essere trovato soltanto nel mondo delle idee e delle supposizioni.

Si può dunque immaginare lo stupire dell’esploratore olandese Willem de Vlamingh, quando fu il primo europeo, nel 1697, a testimoniare l’esistenza di un cigno nero in Nuova Olanda (Australia).
Nel 1726, due cigni neri vennero catturati vicino a Dirk Hartog Island e portati a Batavia (Jakarta) come prova della loro esistenza.
Nel 1790, il generale John White scrisse di aver trovato nove uccelli mentre nuotavano, che in tutto e per tutto corrispondevano all’idea di “rara avis” degli antichi.


Cigno nero
Noel Reynolds // Flickr
Cigno nero
julie burgher // Flickr
Cigno nero
skepticalview// Flickr

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