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In giro per il mondo le persone bruciano i ripetitori 5G credendo che siano responsabili del coronavirus

In giro per il mondo, diverse persone stanno bruciando i ripetitori 5G dopo le teorie della cospirazione che li collegano al coronavirus. In alcuni casi, tuttavia, per errore danno fuoco ai ripetitori 4G.

Pubblicato il 21/04/2020 alle 19:48
In diversi paesi del mondo sono scoppiate delle rivolte contro i ripetitori telefonici 5G dopo che alcune teorie della cospirazione hanno collegato la nuova generazione di queste tecnologie di comunicazione alla pandemia di coronavirus.
Il 5G aveva già suscitato sospetti, come fanno da secoli un po' tutte le nuove tecnologie, ma non esiste alcuna prova significativa della pericolosità di queste tecnologia.
Ancora più ridicolo è affermare che possa esserci un legame tra 5G e coronavirus. Il problema è che a noi esseri umani mette ansia pensare che un fenomeno terribile come una pandemia mondiale sia causata da frammenti di codice genetico che, in modo del tutto casuale, si diffondono da corpo a corpo (o addirittura da specie a specie), senza che possa esserci alcun controllo da parte nostra. Per questo cerchiamo spiegazioni che si inscrivano meglio nei nostri sistemi di credenze: le mentalità complottiste accolgono dunque paradossalmente con facilità l'ipotesi che qualcuno, sopra di noi, cerchi di farci del male.

Gli attacchi ai ripetitori 5G si sono verificati nel Regno Unito, in Nuova Zelanda e in Olanda. I perpetratori dei vandalismi hanno diffuso spontaneamente, in alcuni casi, i video dei "roghi" sui social media. C'è ben poco da ridere, però, se si pensa che le infrastrutture digitali sono essenziali anche per ospedali e case di cura, soprattutto i questo momento.
In Irlanda, alcuni vandali hanno dato fuoco a due siti di ripetitori, che sono poi però risultati ospitare torri 4G e non 5G.
Lo stesso è avvenuto in Nuova Zelanda: dei rivoltosi hanno vandalizzato un sito di emissione di onde 4G pensando che si trasse di 5G.
"Fuck 5G" e "Fuck the New World Order" sono gli slogan che inneggiano a questi atti, ripresi da video postati online (ironicamente, con tutta probabilità proprio grazie alle connettività 4G) e poi rimossi dalle diverse polizie locali.
Facebook ha annunciato che prenderà anch'esso misure più severe e aggressive nei confronti di questi gruppi, anche per preservare l'ordine sociale in quello che è finora il momento più critico del XXI secolo.


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