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Nel 1995, l'astronomo della NASA Bob Williams volle puntare per 100 ore il telescopio Hubble verso la parte più scura del cielo. I critici obiettarono che fosse un'inutile perdita di tempo prezioso, e che lui avrebbe dovuto dimettersi se l'esperimento non avesse prodotto nulla. Invece vennero scoperte oltre 3000 galassie, in un'area con un'estensione di 1/30esimo rispetto alla luna piena.

Pubblicato il 03/12/2019
Fonte: National Geographic (link alla fonte principale)
Nel 1995, l'astronomo Bob Williams volle puntare il Telescopio Spaziale Hubble su una zona del cielo con assolutamente nulla di particolare. Per 100 ore.
Molti dei suoi colleghi risposero che si trattava di un'idea terribile, e uno spreco del tempo prezioso del telescopio. Secondo molti, non c'era alcuna possibilità che le galassie distanti che Williams sperava di vedere fossero abbastanza luminose per essere viste dall'Hubble.

Williams non badò a nessuna delle proteste. In quanto direttore dello Space Telescope Science Institute, aveva a disposizione alcune quote del tempo del telescopio. Lui sospettava che questo sguardo, da miliardi di anni luce, potesse catturare eoni di evoluzione galattica, e scovare alcune tra le più lontane galassie immaginabili. E le scoperte scientifiche richiede qualche rischio. Williams, inoltre, era a un punto della sua carriera in cui, se avesse fallito, poteva dimettersi senza rimorsi.
Per 100 ore, tra il 18 dicembre e il 28 dicembre di quell'anno, Hubble venne puntato a una porzione di cielo ampia soltanto 1/30esimo rispetto alla luna piena. Prese 342 immagini, che vennero poi processate e combinate. Venne fuori che quel "nulla" di quella zona di cielo, in realtà, era pieno di galassie. Ne vennero scoperte più di 3000, alcune con un'età di 12 miliardi di anni.

Fu un grande traguardo per l'astronomia. Il numero di galassie stimate nell'universo venne rivisto, e arrivò ad essere cinque volte superiore del precedente.

NASA



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