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Il furto del finto poliziotto che dal 1968 entrò nell'immaginario comune giapponese

Nel 1968 in Giappone un finto poliziotto in motocicletta fermò il veicolo di una banca che portava 300 milioni di yen in contanti (quasi 10 milioni di euro odierni), dicendo all’autista di scappare perché l’auto stava per esplodere. L’impostore si mise alla guida del veicolo e fuggi, e non venne mai trovato

Pubblicato il 14/01/2019
Era una piovosa mattina del dicembre 1968. Un poliziotto in motocicletta si parò di fronte a un veicolo della banca di Tokyo e ordinò di fermarsi.
I quattro uomini all’interno dell’auto, che conteneva 300 milioni di yen (l’equivalente di odierni 3 milioni di euro), sentirono il poliziotto urlare di uscire immediatamente, perché il veicolo stava per esplodere. L’agente di infilò sotto la macchina e un attimo dopo una nube di fumo si sollevò, insieme ad altre urla che avvertivano di scappare il più velocemente possibile.
“È dinamite! Sta per esplodere!”
Gli uomini corsero via, terrorizzati, e poco l’agente che li aveva fermati si mise alla guida del veicolo e fuggì con i soldi. Non venne mai più ritrovato.

In realtà, ovviamente, non si trattava di un poliziotto ma di un ingegnoso impostore. All’epoca, si trattò della rapina in contanti più consistente mai avvenuta, ma soprattutto di un mistero che sembrò impossibile da risolvere – e, a tutti gli effetti, lo era, perché ad oggi rimane irrisolto.
Vennero impiegate alcune delle più esperte menti investigative del Giappone, e lo stato spese più di 12 milioni nelle ricerche, ma fu tutto vano. Decenni dopo, questo crimine è ormai entrato nella narrativa popolare, e libri, film, fumetti e serie tv hanno romanzato la vicenda.

I soldi erano destinati a una fabbrica Toshiba di un sobborgo di Tokyo, e in realtà il furto avvenne quando erano ormai vicinissimi alla destinazione. Il finto motociclista indossava un’uniforme della polizia e cavalcava una Yamaha bianca. Una delle prime cose che disse fu che c’era stata un’esplosione nella casa di uno dei manager. In effetti, qualche giorno prima uno dei loro manager aveva ricevuto una minaccia per posta.
“Siamo stati informati che alla vostra macchina potrebbe essere stata attaccata della dinamite” disse il finto agente agli uomini mentre vi si infilava sotto. Il fumo, che fece da “effetto speciale”, venne prodotto con una innocua fiammata di qualcosa.
La moto lasciata sul posto dal ladro, ovviamente rubata in precedenza, era un falso dipinto per farlo sembrare credibile.



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