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La "Valle Arcobaleno", la macabra zona del Monte Everest che è disseminata di cadaveri

C'è una zona del Monte Everest che è conosciuta come la "Valle Arcobaleno". Il nome non è dovuto alla presenza di particolari fenomeni metereologici, ma alle numerose giacche dai tanti colori brillanti con cui sono vestiti i cadaveri disseminati per la valle.

Pubblicato il 18/06/2021
Fonte: MentalFloss, BBC Future (link alla fonte principale)

George Mallory era un alpinista inglese che scomparve nel 1924, durante la Spedizione Britannica sul Monte Everest. Un giorno, un reporter gli chiese cosa lo spingesse a voler scalare i 8848 metri del monte Everest. Perché desiderava compiere un'impresa così faticosa e pericolosa? Lui rispose, semplicemente: "Perché è lì!". Mallory, purtroppo, sul Monte Everest trovò la morte. Il suo corpo venne ritrovato soltanto nel 1999.

Tutti conoscono la scalata del Monte Everest come una delle sfide fisiche più dure a cui una persona può sottoporsi. Ed è così difficile, appunto, che molti non sopravvivono per raccontarlo. E i corpi di molti scalatori, inoltre, rimangono lì per anni e anni.

Le vette delle montagne più alte, in effetti, sono gli unici luoghi della Terra (oltre alle zone di guerra) dove è normale aspettarsi di trovare un cadavere steso al suolo. Di tutte le montagne, il Monte Everest è quasi sicuramente quello in cui più persone hanno perso la vita. "Cammini, è un bel giorno, e all'improvviso lì c'è qualcuno" dice l'alpinista Ed Viesturs. "È un po', wow… un campanello di allarme".

È soprattutto sopra gli 8000 metri che si trovano i corpi degli alpinisti morti lungo la via. A quell'altitudine non si può sopravvivere senza l'aiuto di ossigeno extra. La stanchezza fisica, arrivati a quel punto, è estrema. Le forze necessarie a trascinare qualcuno in salvo, a quel punto, sono troppe perfino per gli sherpa più allenati. È per questo che i corpi vengono lasciati lì.

Negli anni, sono diventati così tanti che gli altri scalatori, i più cinici, li usano come punti di riferimento. Uno degli uomini caduti, forse l'indiano Tsewang Paljor, viene chiamato "Stivali Verdi". Ma è solo uno dei tanti: il percorso a nord-est vede così tanti corpi, tutti che indossano giubbotti di colori brillanti, da essere nomimato "Valle Arcobaleno".

Restituire un corpo alla sua famiglia può costare migliaia di dollari, e richiede gli sforzi di 6-8 sherpa, ciascuno dei quali deve mettere la propria vita a rischio. I cadaveri sono completamente congelati e bisognerebbe scavarci intorno. Questo causa anche un aumento del carico da trasportare: a causa del ghiaccio rimasto attaccato, un corpo arriva a pesare 150 kg.

Tipicamente, inoltre, gli alpinisti che muoiono sull'Everest desiderano rimanere lì: una tradizione simile a quella della gente di mare oltre un secolo fa. Tuttavia, si è arrivati ad una situazione paradossale e inquietante: ogni anno, 500 persone camminano su un sentiero disseminato di cadaveri. Devono continuare a comminare, cercando di non guardare e di resistere psicologicamente e fisicamente.

Nel 1996, l'11 maggio, ci fu uno dei momenti più terribili per il Monte Everest. Otto scalatori sono saliti senza mai tornare. Le cause non sono certe, ma una cosa lo è: molte di quelle persone rimangono là, eternamente prigioniere di quella scalata.

Il Monte Everest
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