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I pazienti che hanno ricevuto un trapianto di cuore possono provare pensieri e sentimenti dei donatori?

Sono stati documentati diversi casi in cui i pazienti che hanno ricevuto un trapianto di cuore provano sentimenti e pensieri simili a quelli esperiti dai donatori quando erano in vita. Alcuni riportano un cambiamento nel gusto in fatto di cibo e musica, e c'è perfino chi eredita un talento. È stata avanzata una teoria secondo cui le cellule del corpo, anche al di fuori del cervello, abbiamo alcuni tipi di memorie.

Pubblicato il 24/03/2020 alle 19:27
Fonte: The University of Melbourne (link alla fonte principale)
Nel 2006, Mr Sheridan, un 63enne con un'abilità artistica per nulla particolare si sottopose ad un trapianto di cuore al New York Mount Sinai Hospital. Mentre aspettava un donatore, il pensionato si era messo a disegnare senza impegno, come terapia anti-noia. Ma i suoi lavori non erano particolarmente notevoli.
Ma la storia ebbe un risvolto decisamente inaspettato. Dopo il trapianto, infatti, le sue opere iniziarono ad essere più elaborate e in qualche caso stupefacenti. Era come se il talento artistico dell'uomo fosse sbocciato improvvisamente.
Potete immaginare lo stupore del signor Sheridan, e dei medici, quando venne fuori che il cuore che aveva ricevuto era di un 24enne morto in un incidente d'auto, che aveva avuto uno spiccato talento artistico per tutta la vita.
Mr Sheridan è andato ad incontrare la madre del ragazzo, portandole uno de suoi disegni.

La domanda sorse spontanea: era possibile che le abilità del donatore fossero passate, in qualche modo, al ricevente attraverso il cuore? C'è chi direbbe immediatamente di no. Ma i sostenitori della teoria della memoria cellulare non sarebbero affatto sorpresi da questa possibilità.

La teoria della memoria cellulare



Quella della memoria cellulare è una teoria che sostiene che alcuni tipi (o frammenti) di memoria vengano immagazzinati anche in cellule esterne al sistema nervoso centrale. Al momento non è però validata dalle evidenze scientifiche.
Viene tuttavia avanzata come possibile spiegazione per i fenomeni simili a quello del 63enne di New York.
Perché il caso di Mr Sheridan non è affatto unico. Uno studio ha seguito dieci pazienti soggetti a trapianto, scoprendo che in ogni caso ci sono da due a cinque parallelismi tra la storia del donatore e quella del ricevente. Queste somiglianze includono cambiamenti nei gusti in termini di cibo, musica, arte e addirittura nei gusti sessuali.
Un secondo studio, che ha intervistato 47 pazienti, ha scoperto che molti pazienti hanno esperimento un cambiamento nella propria personalità dopo l'intervento. Il 6% dei soggetti adducevano questo fenomeno proprio al nuovo organo (mentre altri parlavano del trauma dell'intervento o di altri fattori).

Oltre agli studi scientifici, esistono diversi casi che supporterebbero questa teoria. Ad esempio quello di Claire Sylvia, che ricevette il cuore di un 18enne e che iniziò ad avere voglia di birra e nuggets di pollo, per poi scoprire che erano la bevanda e il cibo preferiti del donatore.
Nel primo studio che avevamo citato prima, invece, viene riportata la storia di un paziente che ricevette il cuore di un uomo ucciso con un colpo di pistola al viso, e che da allora iniziò ad avere sogni ricorrenti con lampi di luce che gli esplodevano davanti.

Questi dati sono molto interessanti e pongono domande che senza dubbio necessitano una risposta.
Ma gli scettici hanno evidenziato alcuni limiti negli studi, tra cui la limitatezza nei campioni e, in alcuni casi, il fatto che i soggetti erano stati scelti accuratamente per provare la teoria dei ricercatori (piuttosto che disconfermarla). Il punto è che, considerato il numero (relativamente elevato) di trapianti che avvengono ogni anno, esistono davvero pochi casi riportati a sostegno della teoria della "memoria cellulare".

Non c'è neanche alcuna spiegazione, al momento, del modo in cui i ricordi e addirittura i tratti di personalità possono essere immagazzinati in organi diversi dal cervello. Al contrario, ci sono diverse risposte possibili al fenomeno riportato dai pazienti di cui abbiamo parlato. La più plausibile riguarda il trauma subito a causa di esperienze che mettono a rischio la vita, che potrebbe rendere la persona più suggestionabile. Informazioni che i pazienti possono aver colto in ospedale (o anche dopo) potrebbero dunque averli influenzati, senza che se ne rendessero conto. Ma i cambi nella personalità, magari stimolati sì da un momento di vita molto stressante, potrebbero essere stati casuali, e i parallelismi con i donatori potrebbero essere una coincidenza.

Foto di Engin Akyurt da Pexels

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