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Ronald D. Laing, psichiatra scozzese, riteneva che la malattia mentale fosse una risposta sana a un mondo insano

Lo psichiatra scozzese R. D. Laing riteneva che la malattia mentale fosse una risposta sana a un mondo insano. Credeva che il dovere di uno psichiatra fosse quello di comunicare in modo empatico con i pazienti. Una volta, Laing si trovò davanti ad una donna schizofrenica nuda che si dondolava in silenzio in una stanza. Lui si tolse tutti i vestiti e sedette accanto a lei, dondolandosi allo stesso modo. La donna gli parlò, proferendo parola per la prima volta in diversi mesi.

Pubblicato il 22/04/2021
Fonte: BBC, The Guardian (link alla fonte principale)

R. D. Laing fu uno psichiatra scozzese che, per un periodo degli anni '60, fu il terapeuta più famoso del mondo, celebre soprattutto negli ambienti della controcultura. Negli anni successivi, però, la sua reputazione subì un repentino calo. Ancora oggi, Laing è una figura controversa.

Laing godeva della propria fama, e scrisse diversi bestseller che avvicinarono il grande pubblico alle sue idee. Vantava amici come Sean Connery: si dice che Laing lo avesse trattato per lo stress "prescrivendogli" una cura a base di LSD.

R. D. Laing
R. D. Laing / Screenshot // Fair Use

Guru della controcultura degli anni Sessanta e Settanta, attrasse molti seguaci tra coloro che aderivano ai movimenti di protesta giovanile e a quelli di liberazione della donna e degli omosessuali. Laing affermava che la malattia mentale è una risposta sana ad un mondo insano, e che il compito dello psichiatra dovrebbe essere quello di comunicare empaticamente con i pazienti. Una volta, Laing si trovò davanti ad una donna schizofrenica nuda che si dondolava in silenzio in una stanza. Lui si tolse tutti i vestiti e sedette accanto a lei, dondolandosi allo stesso modo. La donna gli parlò, proferendo parola per la prima volta in diversi mesi.

L'esperimento più coraggioso di Laing fu il "paradiso sicuro" che aprì nel 1965 a Kingsley Hall, Londra, per accogliere i pazienti più gravi, che gli psichiatri del tempo tendevano a trattare in maniera disumana.

La psichiatria ai tempi di Laing

Nato a Glasgow nel 1927, Laing crebbe nel "periodo buio" dei trattamenti psichiatrici. I pazienti venivano accolti con celle imbottite, elettroshock e lobotomie. Quando Laing iniziò a lavorare con i pazienti, negli anni '50, si rese conto che questi venivano trattati in modo semplicemente "barbaro".

Laing entrò in contatto con pazienti psicotici che erano ospedalizzati ormai da decine di anni. Trascorse molto tempo con queste persone, e iniziò a convincersi che il loro delirare celasse qualcosa. Laing credeva che ci fosse un senso e una logica nelle espressioni e nei comportamenti disorganizzati dei pazienti più gravi, e fu sempre più determinato a garantire forme di trattamento che consentivano una maggiore autonomia e socialità.

La psicosi come risposta ad un mondo folle

Secondo il dottore Gavin Miller, dell'università di Glasgow, Laing era interessato al concetto di metanoia. Nel contesto della psicosi, sarebbe l'idea che la malattia possa diventare una sorta di "viaggio curativo", e che la cosa migliore da fare è lasciare che le persone lo compiessero, tenendole in un ambiente sicuro.

(Il termine psicosi indica un tipo di disturbo psichiatrico, espressione di una severa alterazione dell'equilibrio psichico dell'individuo, con compromissione dell'esame di realtà. La schizofrenia è un esempio di psicosi cronica)

Nel 1955, Laing diede il via all'esperimento della "Rumpus Room" all'ospedale Gartnavel di Glasgow. Era un tentativo di rimuovere i pazienti con una diagnosi di schizofrenia dai reparti sovraffollati dell'ospedale, per piazzarli in un ambiente più piacevole. L'idea era quella di sistemarli in una stanza spaziosa, arredata in modo confortevole, ed evitare la terapia farmacologica, garantendo però un migliore supporto da parte degli infermieri.

Dopo 18 mesi passati nel nuovo ambiente, tutti i 12 pazienti trattati da Laing erano migliorati a sufficienza da essere dimessi. Un anno dopo, però, erano di nuovo tutti in ospedale. È stato fatto notare che, dopotutto, la schizofrenia è un disturbo che dura per tutta la vita, e che può essere soltanto marginalmente intervenendo sull'ambiente.

Laing, però, riteneva che il problema non si trovasse soltanto nell'ambiente psichiatrico, e tantomeno nella persona. Il problema era nel mondo esterno. I segni e sintomi della psicosi, apparentemente insensati, potevano diventare intellegibili valutando l'insieme delle relazioni sociali e degli scambi interpersonali nella storia del paziente. Privare il paziente della propria umanità, come avveniva nei manicomi, significava toglierlo dal contesto ambientale e sociale in cui i sintomi si erano sviluppati e in cui, dunque, cercavano espressione.

L'esperimento di Laing a Kingsley Hall

Nel 1965, Laing fondò Kingsley Hall, una casa "sicura" in cui le persone con la schizofrenia potevano vivere indisturbati i propri traumi, dispiegando i propri sintomi senza essere influenzati dalla morale convenzionale.

Tutto si basava sulla visione di Laing della malattia come "viaggio" di auto-guarigione. Una paziente molto nota fu Mary Barnes. Affetta da schizofrenia, la terapia di regressione la riportò all'infanzia. A un certo punto della cura si trovava nella sua stanza, dipingendo sulle pareti con le proprie feci. Più avanti, però, scoprì di avere un talento e una passione per l'arte, e divenne una pittrice di successo.

Kingsley Hall andò avanti per cinque anni, ma l'esperimento venne concluso dopo che due persone si erano gettate dal tetto.

Declino della popolarità di Laing, eredità e controversie

La reputazione di Laing declinò notevolmente negli anni '70 e '80. Lo psichiatra morì nel 1989, all'età di 61 anni, per un attacco di cuore.

Verso la fine della sua carriera, molti vedevano Laing come una figura pericolosa nei confronti della psichiatria. Molte sue idee erano state respinte e confutate. Tuttavia, la sua eredità ha un'importanza fondamentale. La rivoluzione "antipsichiatrica", legata alla figura di Ronald D. Laing, mise in discussione le tradizionali posizioni scientifiche sui processi di diagnosi e cura dei pazienti psicotici, ma non solo: incrinò le prospettive comuni sulla follia, mettendo in crisi la concezione conservatrice che era anche alla base dell'esistenza dei manicomi.

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