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Ecco perché il prato era uno status symbol

Nel XVII secolo, in Inghilterra, gli aristocratici installavano prati verdi al posto dei campi nelle parti più visibili delle loro proprietà. In questo modo chiunque poteva sapere che erano abbastanza ricchi da poter sprecare appezzamenti di terra in quel modo. È così che il prato è diventato uno status symbol.

Pubblicato il 14/10/2020 alle 19:40
Nel medioevo la differenza tra prati e pascoli non era troppo netta. Nel XVII e nel XVIII secolo, però l'ascesa del prato all'inglese offrì un nuovo spazio dove le classi agiate potevano passeggiare e socializzare.
Erano coperti di piante come la camomilla, ed erano il simbolo di aristocrazia e borghesia. Era un modo per comunicare a chi era di passaggio che il proprietario della terra poteva permettersi di sprecarla, non allocandola né per una costruzione né per la produzione di cibo.
Prima dell'invenzione del tagliaerba, il mantenimento del prato era talmente costoso che solo le famiglie estremamente ricche potevano permettersi di tenerne uno. Erano richiesti lavori di falciatura e tosatura intensivi per mantenere il prato presentabile.
Quando Edwin Beard Budding inventò il tagliaerba, nel 1830, questo si presentò come un'alternativa molto più economica. Era un meccanismo che comprendeva una ruota in grado di far ruotare delle lame. Il primo tagliaerba era tuttavia ancora manuale: soltanto 30 anni dopo sarebbe arrivato quello con un motore a vapore.
Alla fine del XIX secolo, ormai, anche in America il prato all'inglese era relativamente comune. Divenne sempre meno associato con uno status symbol: piuttosto, era apprezzato per motivi estetici.


prato all'inglese
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