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Il Portogallo risolse la crisi della droga degli anni '90 decriminalizzando il possesso di ogni tipo di sostanza

Nel 2001, il Portogallo fu il primo paese a mondo a decriminalizzare il consumo e il possesso di tutte le sostanze illecite, tra cui cocaina ed eroina, mentre la distribuzione rimaneva illegale. Chi veniva sorpreso in possesso di droga, invece di essere arrestato, riceveva un ammonimento o veniva mandato in clinica. Questo provvedimento portò ad un calo enorme di abusi, morti da overdose e crimini collegati alla droga.

Pubblicato il 25/02/2021
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Negli anni '90, il Portogallo era stretto nella morsa dell'eroina. Si stima che l'1% della popolazione (si trattasse di banchieri, studenti o persone di ogni tipo) fosse intrappolata nella dipendenza, e il Portogallo aveva il tasso più alto di HIV di tutti i paesi dell'Unione Europea.

Nel corso degli ultimi due decenni, la risposta del governo al problema della droga era stata simile a quella che vediamo ancora oggi in gran parte in atto in molti paesi occidentali: politiche dure, all'insegna di sanzioni penali per chiunque fosse in possesso di droga. I conservatori si riempivano la bocca di critiche aspre contro l'uso di droga, proprio come fanno oggi le destre tanto in Italia quanto in altri paesi. Entro la fine degli anni '90, quasi la metà dei detenuti era in prigione per ragioni legate alla droga, e la popolazione carceraria cresceva a dismisura. Nulla stava funzionando. Le critiche aspre e le politiche dure non risolsero assolutamente nulla. Dall'altro lato dell'Atlantico, gli Stati Uniti stavano attuando le stesse politiche con gli stessi risultati. Si ottenne soltanto una cosa: un enorme spreco di soldi.

Ma come aveva fatto il Portogallo ad arrivare ad una situazione così critica? La crisi era precipitata in fretta. Fino al 1974, il Portogallo era stato per quattro decenni sotto un regime autoritario estremamente rigido. In quell'anno, la transizione alla democrazia aprì il paese a nuovi mercati, mentre le persone si godevano la libertà. Mentre i confini si aprivano per viaggi e commerci, i soldati tornarono dalle ex-colonie con un'ampia varietà di droghe. Dalla fine del decennio in poi, l'eroina venne introdotta nel paese da India e Pakistan.

I tanti anni di isolamento avevano lasciato il paese poco equipaggiato per affrontare la crisi della droga. Non c'era alcuna conoscenza relativa ai rischi sociali e sanitari che derivano dall'abuso di sostanze.

Il consumo di vari tipi di droga era sotto gli occhi di tutti. In una società tradizionalmente conservatrice si potevano ora vedere persone sniffare cocaina o consumare anfetamine per strada, alla luce del sole, specialmente al sud. Negli altri paesi occidentali erano alcuni gruppi, quelli più marginalizzati, ad essere più vulnerabili alla dipendenza da eroina. In Portogallo, invece, ogni classe sociale ne fu investita.

Ma nel 2001 ci fu un cambio di passo netto e decisivo. Il Portogallo divenne il primo paese al mondo a decriminalizzare il possesso e il consumo di ogni tipo di droga. João Goulão, architetto di questa nuova e rivoluzionaria politica, era tra gli esperti che fin da tre anni prima avevano raccomandato una netta svolta nell'approccio del paese alla droga.

Secondo Goulão, il Portogallo stava sprecando moltissime risorse trattando i tossicodipendenti come criminali, piuttosto che come pazienti bisognosi di aiuto. La polizia poteva concentrarsi su spacciatori e trafficanti, liberando così risorse che potevano essere utilizzate per investire nei trattamenti dei pazienti e in strategie di contenimento dei danni.

Secondo la legge del 2001, gli spacciatori erano ugualmente destinati alla prigione. Ma chi venisse sorpreso con una dose inferiore a una scorta di 10 giorni (fosse la sostanza marijuana o eroina) veniva mandato davanti ad una commissione locale. La commissione consisteva in un dottore, un avvocato e un assistente sociale. Il paziente riceveva informazioni riguardo al trattamento e alle possibilità terapeutiche offerte dallo Stato. Non c'era distinzione tra droghe "leggere" o "pesanti": ciò che importava era il tipo di rapporto della persona con la droga.

La crisi si stabilizzò in fretta. Negli anni seguenti ci fu un calo drammatico nei casi di abuso di sostanza. Crollarono anche i casi di HIV ed epatite, le morti da overdose, i crimini relativi alla droga.

La commissione di Goulão propose anche delle strutture per il consumo di droga supervisionato. I tossicodipendenti potevano consumare droghe in condizioni più sicure, con l'assistenza di staff qualificato. I dati dimostrano che queste strutture possono salvare vite, ridurre disordini pubblici associati alle droghe e portare a calo di nuovi casi di HIV e di epatite C.

Eliminando la minaccia di sanzioni penali, nonché lo stigma sociale ad esse associato, divenne molto più semplice per tutti cercare aiuto. Tra il 1998 e il 2011 il numero di persone in trattamento aumentò del 60%. Quasi tutti ricevettero la terapia sostitutiva degli oppioidi.

Photo by Goashape on Unsplash
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