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Gli antichi greci e romani onoravano la memoria dei loro cani con lapidi ed epitaffi toccanti

Gli antichi greci e romani onoravano la memoria dei loro cani con lapidi ed epitaffi toccanti. Una delle lapidi, rinvenuta nei pressi di Amalfi, recitava: "Madido di lacrime, ti ho portata in braccio (al sepolcro), nostra cagnolina, azione che prima, durante i quindici anni vissuti assieme, svolgevo più lietamente. "

Pubblicato il 10/11/2021
Fonte: The Dodo, Clara Stevenato (Unisi) (link alla fonte principale)

Molti di noi, oggi, consideriamo i nostri animali domestici come parte della nostra famiglia, e quando uno di loro ci lascia il dolore può essere davvero intenso. La morte di gatti, cani e altre creature amate è motivo di strazio fin da tempi antichi.

Se oggi molte persone esprimono il loro dolore sui social media, gli antichi avevano i loro modi per far arrivare a tutti un messaggio d'amore per il loro animale scomparso. In particolare, è noto che gli Antichi Greci e Romani scrivevano degli epitaffi sulle lapidi per le tombe dei loro cani.

Un esempio è stato rinvenuto nei pressi della Chiesa di Santa Marina a Pogerola (Amalfi). L'iscrizione recitava:

"Portavi lacrimis madidụs te, nostra catella, / quod feci lustris laetior ante tribus. / Ergo mihi, Patrice, iam non dabis oscula mille /nec poteris collo grata cubare meo […]"



"Madido di lacrime, ti ho portata in braccio (al sepolcro), nostra cagnolina, azione che prima, durante i quindici anni vissuti assieme, svolgevo più lietamente. Dunque, Patrice, non mi darai più mille baci né potrai dormire riconoscente tra le mie braccia […]"

Un esempio databile al I secolo a.C., proveniente invece dall'Asia Minore, recita:

"La cagna sotto la terra Lesbia l’ha seppellita Balbo, pregando che la terra sia leggera sulla cagnetta sepolta, lei che lo ha servito e che tanto mare con lui ha navigato. Possa tu garantire una sepoltura agli esseri umani, dato che questo offri agli esseri privi di senno."

Un altro, citato nell'Antologia Palatina:

"Qui il veloce cane di Malta la pietra – dice lei – copre, fidissimo custode di Eumelo. Tauro lo chiamavano, quando c’era ancora; ora invece la sua voce l’hanno le silenziose vie della notte."
Cane Altra fonte: La morte dell’animale d'affezione nel mondo romano tra convenzione, ritualità e sentimento: un'indagine «zooepigrafica» di Clara Stevanato (Unisi)
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